02 dicembre, 2013

Sintesi dell'evento Novembre 2013 - "Come emergere dal team"

Il 21 Novembre si è svolto l’evento IPMA YC relativo al teamworking ed in particolare al tema “Come emergere da un gruppo”.
Ospite della serata è stato Fabio Montini, esperto di comunicazione e co-fondatore di Innovuum srl, formatore con esperienza internazionale nello sviluppo dei talenti e su pratiche di innovazione collaborativa nell’area del project management.  L’intervento è stato impostato in modo molto informale e ricco di dialogo, come da format dei nostri aperitivi.
Per coinvolgere il pubblico sono state invitate tre persone a svolgere il ruolo di auditori e tre persone come speaker. Sono state formate tre coppie ed ogni speaker ha descritto il suo lavoro in 2 minuti al proprio compagno. 


L’output della chiacchierata è stata una lavagna con una serie di parole, che descrivevano per ogni coppia due elementi caratterizzanti lo speaker e l’impressione che ciascun speaker aveva fatto all’auditore.

Questo gioco delle coppie è servito a spiegare al pubblico una serie di valutazioni, sintetizzabili dalla frase “non c’è mai una seconda occasione di dare una buona prima impressione”.
Fortunatamente sulla lavagna sono state scritte tutti elementi caratterizzanti positivi!
La prima impressione dunque è importante, tanto all’interno di un team quanto in ogni nuova occasione personale. Un possibile primo impatto negativo resta comunque recuperabile, ma lo sforzo sarà maggiore, come un player che entra in un mercato già occupato e deve far fatica a recuperare il terreno perso.
Dopo questo simpatico gioco si è passato alla focalizzazione sul tema della serata e si è partito con una domanda: perché bisogna emergere dal team?  


In realtà alla domanda non è strettamente necessaria una risposta; non è un must, non è detto che bisogna emergere da un gruppo. Tuttavia nel lavoro come ad esempio nello sport esistono delle dinamiche che portano l’individuo ad aver voglia di primeggiare o vincere. Il legame tra questi due mondi è forte ed il concetto di emergere dal gruppo, come ad esempio il capitano di una squadra, si sposa bene con quello del teamwork di lavoro.
C’è da dire che il capitano non è sempre il top-player che ti fa vincere le partire, ma è quello che possiede una serie di caratteristiche tali da far rendere al meglio la squadra sul campo. Non è dunque sempre il migliore ma raramente è il più scarso. Le caratteristiche che deve avere sono: essere carismatico, avere esperienza sul campo ed anzianità nella squadra, generare compattezza per il raggiungimento degli obiettivi ed essere delegato “a parlare con l’arbitro” o, per entrare ancor più nel paragone calcistico, “a battere il primo o il quinto rigore, che sono quelli decisivi”.

Il capitano dunque emerge dal gruppo come leader in quanto possiede una serie di caratteristiche, riassumibili con l’acronimo inglese CARP-S, ovvero:
  • C: Competence (Preparato, sul campo day by day)
  • A: Achievement (Raggiunge gli obiettivi)
  • R: Responsibility (Sinonimo di affidabilità)
  • P:People(Rende compatto il gruppo ed è riconosciuto come leader
  • S:Status (Legato al mondo degli economics, riconosciuto come capo)

L’ultima lettera è stata deliberatamente separata dalle altre, in quanto secondo Fabio rappresenta più una zona d’ombra delle precedenti quattro caratteristiche rispetto ad essere una qualità del team leader.
Può coprire le altre se l’obiettivo del leader è guadagnare di più, può distorcere e danneggiare l’armonia del gruppo se è uno status imposto in modo top-down (da qui il termine capo) piuttosto che essere riconosciuto come leader, in maniera bottom-up.
A fine intervento sono state poste le domande nel consueto question-time, accennando a possibili altre qualità personali quali l’empatia, la simpatia o l’antipatia piuttosto che alla personalità, elementi comunque in qualche maniera associabili all’acronimo CARP.
E’ stata poi chiesto a Fabio quali delle quattro lettere secondo lui è la più importante e la sua risposta è stata “quando una cosa la sapete, non vi ferma nessuno”.
Un'altra richiesta è stata posta sul comportamento del team leader, autorevole o autoritario, e a differenza di tanti libri di PM, che vogliono il project manager autorevole, Fabio ha risposto che dipende dalle situazioni. Altri interventi hanno associato le due qualità alle due ultime lettere dell’acronimo, ovvero un PM autorevole è “People”, ti viene riconosciuto, mentre uno autoritario è “Status”, più legato ai gradi.
In merito al teamwork sono state citate le tre gambe del project management, ovvero Pianificazione, Controllo (legati al Management) ed ultima ma non meno importante il Teamworking, l’unica componente legata unicamente alle persone (legata alla Leadership).

Dopo lo shoot di domande Fabio ha ripreso il discorso chiudendo con il concetto dell’ inatteso piuttosto che del non controllabile. Volendo restare nella similitudine sportiva, i cambi di capitano creano delle involuzioni della squadra e spesso si generano fazioni opposte nello spogliatoio, rovinando l’armonia del gruppo. Solitamente il non controllabile viene dall’alto (allenatore, dirigenti, presidente) e difficilmente il gruppo stesso piuttosto che il precedente capitano possono farci qualcosa.

Bisogna comunque ai piani alti stare attenti e valutare le conseguenze delle scelte, mentre i componenti del team devono ragionare considerando che non si possono accontentare tutti. Può non esserci necessariamente una colpa per non esser riusciti a diventare capitani, il fatto di pensare “quanto è copla mia non esserci riuscito?” è un pensiero pericoloso. Quel che conta veramente è, citando ancora Fabio, addormentarsi la sera potendo dire “ho fatto quel che dovevo fare”.

1 commento:

  1. Fabio è stato veramente coinvolgente! Cercheremo di averlo nuovamente ospite per parlare di gestione dell'innovazione!

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