25 marzo, 2014

"Il dilemma del prigioniero: il gioco della vita"

Carissimi lettori, 


in attesa delle prossime novità sulla riorganizzazione della Young Crew e sul workshop che c’è stato il 22, vi proponiamo un articolo da parte della dottoressa Alessandra Colonna, per invitarvi all’evento che ci sarà a Milano il 4 aprile, dal titolo “Fidarsi è bene o non fidarsi è meglio?“. Per ulteriori informazioni sull’evento cliccate qui.
Colgo l’occasione per ringraziare la dottoressa Colonna di Bridgepartners, che ci permette così di proseguire con la strada delle collaborazioni esterne iniziata il mese scorso con Sergio Nava del Sole 24ore. , invitando a collaborare attivamente chi tra voi ha temi da proporci o da evidenziare insieme relativi al mondo del Project Management. 


Buona lettura!
Francesco


“Il dilemma del prigioniero: il gioco della vita”
di A.Colonna - Partner Manager a Bridgepartners

Due prigionieri, Marco e Luca, sono in arresto per un reato grave. Sono in celle separate e non possono comunicare tra di loro. Non ci sono prove sufficienti per procedere. Pertanto si decide di interrogarli separatamente e fare loro la stessa proposta.
“Se confessi il crimine sei libero e l’altro prende 10 anni; se non confessi ma il tuo complice sì, lui sarà libero e tu avrai 10 anni; se confessate entrambi vi prendete 5 anni; se nessuno confessa sarete condannati per un reato minore ad un anno”.

Che cosa conviene fare a ciascuno dei due? La risposta non è affatto scontata. Si tratta di un dilemma, perché in generale la conseguenza della scelta di uno, fatta separatamente, è influenzata dalla scelta che farà l’altro e in particolare dalle motivazioni che li guideranno: il bene personale o quello comune? 
La scelta ovviamente migliore in termini di risultati è che entrambi non confessino ( 1 anno contro 5 o 10). 

Questo è il gioco della vita. Si potrebbe obiettare che qui c’è una importante asimmetria informativa in merito alle intenzioni dell’altro. Nella vita è la stessa cosa: che ne sappiamo gli altri come agiranno? Anche se spesso c’è un accordo, gli impegni non vengono rispettati e le intenzioni espresse restano disattese.  
Nelle scelte della vita entra in gioco  il tema della fiducia, che comunque è un rischio, perché resta sempre l’alea del comportamento atteso da parte degli altri, fonte di una incognita da cui è difficile mettersi al riparo. I dilemmi non si risolvono, ma oggi il tema della fiducia è fondante per la vita di noi tutti a vari livelli, da quello sociale a quello politico, da quello religioso a quello sentimentale, da quello lavorativo a quello economico. 

Ogni giorno ciascuno di noi dà fiducia a qualcuno e la nega a qualcun altro. Perché? Su che cosa fondiamo la scelta di dare fiducia o meno? Perché sentiamo il bisogno di dare fiducia? Come ne affrontiamo il suo abuso da parte degli altri? Perché a nostra volta vogliamo suscitare fiducia? Siamo stati mai fonte di disillusione per gli altri? Ci si può tutelare e come?
La filosofia, e non solo, è sempre andata in cerca di risposte in merito alla natura intrinseca dell’uomo oscillando tra due idee: l’ipotesi di un’istintiva inclinazione alla cooperazione e alla solidarietà, e l’ipotesi di una inclinazione opposta, all’opportunismo e alla prevaricazione. Le ipotesi sulla natura dell’uomo non sono però esaustive: ad un certo punto dobbiamo agire e allora entrano in gioco i valori e la loro reale pratica, gli atteggiamenti istintivi e i comportamenti razionali espressione di scelte, le une fondate sull’emozione e le altre sulla ragione. 



Quanto alla negoziazione, il tema della fiducia è fondante. Negoziare  può essere una risposta, non una soluzione, al dilemma della vita relazionale: una forma di fiducia condizionata, dare agli altri ciò che vogliono ma alle nostra condizioni,  una sorta di tutela dai rischi del disincanto e dalle incognite che si annidano nella speranzosa attesa dei comportamenti altrui. 

1 commento:

  1. Argomento interessante. Sarebbe bello organizzare un workshop con delle simulazioni su questo tema!

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