22 maggio, 2014

Introducendo "Professione Project Manager - Preparazione alla certificazione internazionale IPMA"

Presentiamo in questo articolo un estratto del libro “Professione Project Manager - Preparazione alla certificazione internazionale IPMA” edito da Franco Angeli, sezione Economia & Management, da poco uscito nelle principali librerie. Un ringraziamento dovuto agli autori, (Cagliesi, Forghieri, La Rosa e Pozza) che ci hanno inviato in anteprima l'introduzione, per metterla a vostra disposizione. Vi invitiamo a leggerla, per farvi un'idea del testo, che orienta, chiarisce e valorizza l'esperienza del PM, sia che stiate pensando o meno di prepararvi per la certificazione IPMA. In caso affermativo, questo testo diventa un must ed una sorta di investimento da utilizzare al meglio per prepararsi ai vari livelli di certificazione IPMA.  

Buona lettura,
IPMA YC Italia



Il ruolo del Project Manager in Italia



Datemi 8 ore per tagliare un albero,
ne spenderei 4 ad affilare la lama della mia ascia.  
Abraham Lincoln


Lo stimolo a scrivere questo manuale è venuto agli autori – quattro professionisti da lungo tempo impegnati a gestire progetti – dalla consapevolezza che ormai, anche in Italia, quella disciplina operativa chiamata project management, sino a poco tempo fa poco conosciuta e considerata tutt’al più applicabile solo alle grandi opere, viene ora sempre più compresa come strumento insostituibile per gestire con successo ogni tipo di progetto. 



Questo fenomeno di comprensione progressiva dell’utilità di una disciplina – da tempo utilizzata in maniera sistematica nel mondo anglosassone e anche in alcuni paesi emergenti – è certamente un fatto positivo. Dobbiamo però, come sistema Paese, recuperare un grave ritardo. In Italia alcuni settori, come il mondo dell’Engineering & Construction e dell’impiantistica industriale, basano da decenni proprio sul project management il livello di eccellenza raggiunto nel mercato globale. Tuttavia, negli altri settori dell’economia nazionale, in particolare nelle Piccole-Medie Industrie e nella Pubblica Amministrazione, chi dirige nuove iniziative (i progetti) è – salvo poche positive eccezioni – ben lontano dall’utilizzare le tecniche di project management come un know how consolidato e condiviso in azienda.

Il manuale che il lettore si accinge a consultare vuole, quindi, essere un piccolo ma appassionato contributo per colmare questo ritardo, confidando anche sulla speranza che siano soprattutto i giovani ad avvicinarsi a questa disciplina. I temi e gli obiettivi del project management permeano – con ampiezza a volte sorprendente anche per chi da tempo tratta questi aspetti gestionali – tutte le situazioni della nostra vita, non solo di lavoro ma anche nella sfera privata. Percorrendo le schede che costituiscono l’ossatura di questo libro e allenandosi nei relativi esercizi, il lettore verificherà facilmente l’applicabilità della metodologia descritta a ogni momento del nostro “fare” quotidiano nelle professioni più diverse e in molti aspetti della vita familiare e personale, spesso altrettanto complessi e importanti. 

Il contributo suddetto vuole anche essere molto concreto e pratico: gli autori sono stati facilitati in questo compito dal fatto che l’obiettivo di questo libro è preparare il lettore all’esame di Certificazione di project management secondo uno standard (ICB, IPMA Competence Baseline) basato sulle competenze più che sulle conoscenze, a volte troppo teoriche e non calate nelle realtà quotidiane che i gestori delle iniziative devono affrontare. 

La base stessa dell’ICB si fonda pertanto su un ampio livello di concretezza: come già ricordato dal suo Chairman, Roberto Mori, nella Prefazione a questo libro, l’Associazione Internazionale di Project Management (IPMA) lo ha elaborato sintetizzando l’esperienza professionale dei propri associati, presenti in oltre 60 Paesi di tutti i continenti. Il GAPPS (Global Alliance for Project Performance Standards), un organismo internazionale che analizza i più importanti standard adottati nel mondo, ha rilevato che il modello sviluppato da IPMA ottiene il più alto grado di coerenza con la visione globale, raggiungendo un grado di oltre il 97% di copertura del GAPPS Project Manager Standards.

L’ICB – derivabile dal sito IPMA Italy www.ipma.it – definisce attraverso 46 elementi le competenze professionali richieste al Project Manager per la conduzione di un progetto, indipendentemente dal tipo di settore in cui l’iniziativa si realizza. Non è superfluo qui sottolineare la coerenza dell’ICB con la recente norma ISO 21500:2012 (che segna l’ingresso dell’International Standard Organization nel campo della formalizzazione dei processi di project management) in particolare per quanto concerne il contesto aziendale, le norme e le politiche interne a cui il progetto deve uniformarsi. 

È su questa base di concretezza e di competenze che gli autori confidano di aver mantenuto, nei percorsi di approfondimento e di laboratorio suggeriti, un altrettanto valido profilo di operatività. Il tutto in funzione di una molto semplice sequenza di “attacco” per risolvere ogni situazione:
  • l’individuazione dei problemi;
  • la definizione degli stessi;
  • l’individuazione di tutte le parti interessate al progetto;
  • la ricerca delle soluzioni e dei relativi rischi connessi;
  • l’applicazione di tali soluzioni e la gestione dei rischi;
  • la valutazione dei risultati;
  • l’utilizzo delle “lezioni apprese”.


Tornando al tema indicato nel titolo di questa introduzione, la semplicità di cui abbiamo dato un primo esempio nella sequenza citata è forse la caratteristica principale del project management, il cui il ruolo nell’Italia di oggi è in sostanza quello di rendere note e far applicare le tecniche gestionali di base che sono già state definite “buon senso strutturato”. Un ruolo in primo luogo culturale che – come detto – sta iniziando nel nostro Paese a dare risultati, prima di tutto in termini di comprensione della necessità di pianificare e controllare le risorse economiche allocate a un’iniziativa.

Il ruolo richiede, tuttavia, anche una diffusione capillare dell’applicazione del project management in campo. Lo scopo è limitare sempre più gli effetti negativi di impostazioni superficiali che si concentrano ad esempio sulla “progettazione” (o comunque su aspetti tecnici) perdendo di vista lo sviluppo del “progetto” nel suo intero ciclo di vita. Occorre, in particolare, rimediare a una diffusa disattenzione verso un’efficace gestione delle risorse (sia umane che materiali e monetarie) e all’assenza di una capacità di visione prospettica dell’a finire, cioè degli scenari di possibile evoluzione dei parametri di tempi, costi, prestazioni rispetto alle attese non solo nel corso e al termine dell’esecuzione, ma durante tutta la vita successiva dell’opera.

Sappiamo tutti che ogni tipo di cambiamento genera resistenze. Entrare in una fase di apprendimento manageriale non è semplice: aggiornarsi richiede tempo e impegno, sempre più difficili da ritrovare nei convulsi tempi odierni. Coloro che devono gestire progetti spesso scelgono la prima soluzione rapida disponibile, a volte ancor prima di aver individuato le cause del problema. Tuttavia, nel momento in cui i gestori diventano sensibili all’innovazione grazie al supporto di un nuovo strumento culturale – ed è questa la situazione che inizia a delinearsi in Italia nei riguardi del project management – essi possono ancor più consapevolmente dedicarsi ad apprendere e applicare queste tecniche, con risultati rapidi e concreti. 

Un’ulteriore importante osservazione è la presenza in chi dovrà gestire le iniziative delle già citate capacità gestionali e previsionali che gli investitori dovrebbero verificare dopo aver letto i business plan preparati dagli imprenditori che chiedono i finanziamenti. Dato che il futuro per definizione non esiste ancora e nessuno può realmente assicurare che i parametri dei business plan siano realizzati, non sono forse proprio queste capacità di corretta impostazione iniziale (cosa? chi? come? quando? perché?) e di analisi di scenari/sviluppi possibili (what if?) a poter confortare gli investitori sulle probabilità di successo, cioè che il progetto possa essere non solo controllato efficacemente ma anche, se necessario, ri-orientato qualora eventi futuri lo richiedano?

Non può mancare – sia pure nella necessaria sintesi di questa introduzione – una considerazione sull’importanza della Certificazione di project management. In Italia il sistema esecutivo delle opere (impianti, infrastrutture, edilizia ecc.) è stato fatto crescere significativamente in termini di efficacia normativa e di qualità di contenuti nei settori sicurezza e certificazione energetica, dove operano professionisti con certificazione riconosciuta. Un’evoluzione naturale di questo progresso – sostenuta dai cambiamenti già in corso nell’intero sistema risorse-risultati – porterà a maggior ragione il mestiere del Project Manager (la responsabilità globale di un progetto, applicabile inoltre a settori ben più vasti di quelli menzionati) a essere sempre più richiesto come professionalità certificata. Questo nel quadro di un riconoscimento ufficiale della professione di Project Manager, i cui primi passi formali stanno già iniziando. 

La Certificazione IPMA® è un sistema di qualificazione professionale riconosciuto a livello mondiale. Si basa su 4 livelli professionali: ciascun livello si riferisce alle competenze di project management su progetti di complessità crescente. La valutazione del candidato avviene sulla base delle sue competenze, intese come somma di “conoscenze + esperienze + attitudini”, nelle dimensioni tecnica, comportamentale e contestuale. Per i clienti cui le aziende si rivolgono è importante che esista un forte presidio da parte di un Project Manager di competenza riconosciuta sul progetto che rappresenta il loro obiettivo. Per i Project Manager una certificazione riconosciuta internazionalmente è un confronto continuo con professionisti di tutto il mondo che operano nello stesso campo. È inoltre uno stimolo per integrare esperienze ed estendere la propria visibilità a molteplici aspetti gestionali. Per le aziende, infine, è un benchmark di riferimento, uno strumento anche commerciale, un catalizzatore culturale di management efficiente: uno vero fattore di sostanziale competitività sul mercato.

Possiamo, quindi, ben comprendere che il ruolo del project management e il suo impatto sul nostro futuro è importante e molto complesso, anche se basato su concetti semplici. Appare ancora più importante nel quadro delle crisi epocali oggi in atto e che coinvolgono l’economia, la finanza, la stessa società e la vita quotidiana di tutti noi. Ritardi, sprechi di risorse, inefficienze, superficialità sono lussi che non solo la Pubblica Amministrazione e gli imprenditori di ogni dimensione ma anche noi come cittadini non possiamo e non potremo semplicemente più permetterci. Gestire dunque con estrema attenzione e capacità di guida ogni iniziativa (dalla grande opera/iniziativa al trasloco di casa) diventa oggi non solo necessario ma è condizione assoluta per sopravvivere in un contesto di Paesi cosiddetti “avanzati” ed evitare di cadere nel gruppo degli “affondanti”, mentre altri continueranno ad avanzare o a emergere.


Per finire un augurio: buona lettura ai nostri lettori, “buona certificazione” con IPMA e che la forza del project management sia sempre con voi!



Gli Autori


Alessandro Cagliesi, è certificato PMI-PMP, PRINCE2-Professional, IPMA Level-D, PMI-ACP, PMI-RMP, ISIPM, ITIL v3. svolge attività di formazione e consulenza come Project & Risk Manager.

Ugo Forghieri, opera come consulente per interventi di riorganizzazione aziendale ed e' formatore e coach sui temi connessi alla gestione dei progetti, in particolare per gli aspetti comportamentali del project management. E’ Vicepresidente di IPMA Italy.

Ernesto La Rosa, ingegnere, ha maturato oltre vent’anni di esperienza nella gestione dei progetti presso aziende internazionali; svolge attività di formazione e consulenza per lo sviluppo delle competenze, della cultura e dei processi di project management.

Roberto Pozza, ingegnere aeronautico, libero professionista si occupa di sviluppo manageriale con particolare attenzione alla competenze comportamentali, per le aziende  svolge consulenze nella  ridefinizione e miglioramento dei processi  strategici di controllo.

1 commento:

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