14 maggio, 2014

Sudare sette camicie per una impresa: il PM nel mondo del calcio - di F. Di Filippantonio

Il calcio, a detta di tutti e sotto gli occhi di tutti, sta diventando sempre più un business. Ciò non significa che la passione diminuisce, come molti la fanno passare, ma vuol dire generare una serie di valori ed attenzioni aggiuntive rispetto al passato, a diversi anni fa. 


In particolare, come accade già in molte aziende in altri settori, si va verso una necessaria maggior attenzione al cliente finale, il tifoso in questo caso. Senza commettere tuttavia l’errore di ignorare o mettere in secondo piano tutti gli altri shareholder e stakeholder di progetto, sia soggetti interni alle società che esterni quindi. In un mondo che trasforma globalmente società sportive in aziende vere e proprie, la tesi di fondo è quella che le metodologie legate al Project Management diventano fondamentali e creano la differenza. 
Ma come deve essere il PM nel mondo del calcio? A seconda delle situazioni in cui si trova dovrebbe saper vestire i panni di sette differenti figure specifiche, che racchiudono caratteristiche e skills sommando le quali si arriva al “gestore perfetto”.



  1. IL NAVIGATORE: Avere una vision, fissare un obiettivo e capire quale deve essere la rotta, micro (a livello di progetto specifico) e macro ( i progetti integrati tra loro, per l’azienda);
  2. IL GIARDINIERE: Ha in mente il giardino, semina, aspetta e deve veder crescere le sue piante, valorizzandole per tirare fuori i frutti
  3. IL FUOCHISTA: deve saper accendere e motivare le persone, trovare i momenti giusti mantenendo lo stress positivo, senza eccedere ne azzerarlo.
  4. IL MAESTRO: deve essere capace di insegnare un metodo, un processo generico, portando dentro la realtà lo staff che ha a disposizione
  5. IL FALCONIERE: insegna una competenza o una capacità specifica che servirà poi al gruppo (ad esempio i ruoli) , come ai falchi a cacciare 
  6. L’OSTE: si prende cura delle persone, del gruppo, della squadra; capisce i problemi e prova ad anticiparli, puntando sempre a mettere a proprio agio tutti
  7. IL CAVALIERE: dice quello che vuole fare e lo fa, coi gesti e coi comportamenti, dà l’esempio, che “non è la cosa principale che influenza le persone, ma l’unica”. 

Queste ovviamente valgono su livelli diversi, essendo anche applicabili in modo universale a tutti i tipi di progetto.

Viste le figure e come queste impattano nei vari progetti, ci spostiamo sull’output: quali sono gli obiettivi dei progetti legati all’ambiente calcistico?  La risposta può sembrare banale, riduttiva e un po’ scontata: vincere. Nel mondo sportivo, come tutti gli sportivi sanno, in generale conta più di ogni altra cosa il risultato, positivo ovviamente, che rappresenta la punta di un iceberg immenso.  Si può parlare poi di bel gioco, estetica, tante altre cose, ma se non vinci sei out. Vincere genera di conseguenza e mantiene alti una serie di indicatori di “benessere” per il progetto.  Il tifoso ad esempio è “contento” se la squadra vince il campionato, il che lo porta a “comprare” di più il merchandising, a “pagare il biglietto” per venire allo stadio (tralasciando i fedelissimi e quelli che entrano gratis), in generale mantenendo alto il fatturato. Circoli viziosi e virtuosi che si alternano in base alle partite ed alle situazioni di classifica.

L’orientamento alla vittoria è dunque fondamentale e viaggia in stretta correlazione con un altro elemento, che un po’ a sorpresa, non è l’Utile, ma il Fatturato. Statisticamente ogni anno chi si trova tra le prime otto di Champions fa parte delle società con fatturato più alto in Europa, basti pensare al Real Madrid o Barcellona.
Elemento fondamentale che alza questo indicatore, ed in generale la capacità dell’azienda di muovere valore, è la costruzione di uno stadio proprio, first step, e la creazione di un sistema giovanili che si ripaghi in breve periodo e che crei delle possibilità di livello. Sono entrambi da vedere dunque come veri e propri investimenti, con tanto di ROI, per garantirsi rispettivamente una riduzione di costi variabili e possibilità di avere dei giocatori di livello in rosa o di players rivendibili a cifre elevate per mantenere alto il cash qualora serva. 


Dunque, con uno stadio di proprietà, un buon progetto giovani alle spalle, una logica di impresa orientata alla creazione di valore e con la capacità di sudare sette camicie, anche i PM un giorno potranno affermare di aver vinto la loro partita, il loro campionato, la loro Champions League. 


E voi, cari lettori, come vincete la vostra partita? E solitamente, che camicia indossate? Dite la vostra sul blog o sui nostri social!



Un ringraziamento speciale a Michele Ferraris, a capo dell’area Business Intelligence per l’ AC Milan e supervisore di una serie di interessanti progetti, tra cui quello legato al sistema delle scuole calcio, che coinvolge più di 45.000 bambini nel mondo. Uno che di partite ne ha vinte un bel po’. 



Nessun commento:

Posta un commento