19 gennaio, 2016

Un (Project) Manager come sindaco - Di F.Di Filippantonio

Tra più o meno tre settimane a Milano c'è una “milestone” importante per decidere il futuro della città. Uno dei due poli tra destra e sinistra sceglierà il candidato idoneo per correre alla carica di sindaco per il post-Pisapia. 

Questa data mi porta a riflettere sulle qualità che un buon sindaco deve avere per poter guidare un progetto chiamato città. Deve essere un tecnico, un politico o un buon manager?
Permettetemi di fare questo gioco: le tre qualità possono essere viste in termini puramente aziendali come il direttore di una funzione tecnica, quello della direzione comunicazione, oppure come terza figura un vero e proprio (project) manager che taglia in maniera orizzontale tutte le possibili funzioni presenti sul progetto chiamato città.

Ovviamente io, noi, siamo di parte, ci siamo già risposti e probabilmente non vediamo alternative. In realtà, come spesso in tutte le situazioni, vince chi porta eterogeneità, ovvero un buon mix delle tre figure: parzialmente tecnico, dal buon discorso ed orientato ai risultati tramite progetti, magari innovativi (ovvero pieno di idee che poi diventano innovazioni, vedi ultimo articolo..).

Non voglio scendere in questo articolo a livello nominale né schierarmi con l'uno o l'altro dei candidati (anche se poi pubblicamente l'ho fatto) ma provo qui a capire i vantaggi e gli svantaggi nell'avere figure sbilanciate su una delle tre tipologie definite in precedenza. In questo gioco parlo in modo indefinito e presuppongo parità di bravura nel loro lavoro, si intende. 

Il sindaco tecnico curerebbe in modo estremamente efficace quello di cui si occupa, tralasciando magari a terzi il resto. Non coglierebbe le interrelazioni tra una funzione e l'altra, che magari non conosce o conosce poco. Idealmente si creerebbe una città in cui tanti punti funzionerebbero al 100% in modo ottimo, tralasciandone altri.

Il politico, bravo a parlare con le persone, creerebbe aspettative importanti, consenso nei cittadini, un iniziale periodo idilliaco, ma senza una squadra forte dietro le quinte (assioma per la buona gestione di tutti I progetti!) da solo non va da nessuna parte,non sarebbe in grado neanche di gestire uno dei punti che si propone di portare avanti, a meno che non si tratti di qualcosa riguardante argomenti legati al mondo della politica e della comunicazione.

Il manager, che qui assimiliamo al PM, cercherebbe il bilanciamento tra i task che deve perseguire, l'ottimalità ed il necessario su tutti I punti che vuole portare avanti, e soprattutto coglierebbe tutti gli aspetti “win-win” e le relazioni che si creano tra questi punti, portandone alcuni magari anche sopra la soglia del 100%.

Al di la del mix perfetto degli ingredienti di cui sopra, di chi poi effettivamente vada a votare il 6 e 7 Febbraio sacrificando i 2€ per il bene della città, al di la di tutto, nel 2016 la forza di un sindaco, così come quella di un PM, deve essere la “malleabilità”, che è un pò un mix tra flessibilità e riconfigurabilità: andare su tutte le attività, ovvero cogliere tutti I problemi, essendo capace di agire, in modo diretto possibilmente, poi indiretto con un buon team dietro le spalle, per risolverli anche se essi cambiano rapidamente. Insomma essere agile e apprendere istantaneamente per poi correggere dove serve in quel momento.

Gestire una città è un insieme di progetti estremamente complessi ed concatenati tra loro, un nodo di Gordio che non puoi tagliare, dove un filo a volte è il più importante, il giorno dopo quasi trascurabile, in funzione di tutta una serie di variabili, prima tra tutte il consenso dei cittadini e dei media. 

Concludo questo breve articolo con una certa contentezza, perché quest'anno a Milano si presentano e sono sicuro si presenteranno per l'altro partito degli ottimi candidati con programmi interessanti, i primi dei quali resi pubblici qualche giorno fa. 

L'augurio che posso fare al nuovo sindaco è che sulla scia di una grande Expo ormai conclusa, Milano sia sempre più di profilo internazionale, avvicinandosi ad una Parigi o Londra che dir si voglia, portando ancora una volta in alto, fiera, la bandiera dell'Italia. 

E soprattutto che si sviluppino tanti nuovi grandi importanti progetti!

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